Mosè
Colui che discuteva con Dio
Salvato da un fiume in una cesta di giunchi, cresciuto nel palazzo che riduceva in schiavitù i suoi, fuggiasco per quarant’anni e pastore di un gregge che non era il suo. Quando finalmente lo chiamano, comincia col rifiutare cinque volte.
La sua storia
Mosè nasce sotto un ordine di sterminio: il Faraone fa gettare nel Nilo i maschi ebrei. Sua madre lo nasconde tre mesi e poi lo depone in una cesta spalmata di pece, fra le canne, dove lo trova la figlia del Faraone. Con un’ironia che il testo assapora, il bambino cresce nel palazzo dell’uomo che lo voleva morto, allattato dalla sua stessa madre e per giunta pagata per questo. A quarant’anni uccide un sorvegliante egiziano che percuoteva un ebreo, nasconde il corpo nella sabbia e, sapendosi scoperto, fugge.
Passa altri quarant’anni in Madian a pascolare le pecore del suocero. Lì, davanti a un pruno che brucia senza consumarsi, riceve la sua missione. E resiste: chi sono io, non mi crederanno, non ho la parola facile, manda qualcun altro. Dio gli risponde con un nome — «Io sono quegli che sono» — e con suo fratello Aaronne come portavoce. Dalle dieci piaghe alla notte della Pasqua, dalla colonna di fuoco al mare aperto, Mosè passa il resto della vita a fare da intermediario fra un popolo che mormora e un Dio che risponde.
Il Sinai è il centro di tutto. Sale sul monte e scende con la Legge; trova il popolo che danza intorno a un vitello d’oro e spezza le tavole a terra. Poi fa ciò che lo definisce più di qualunque miracolo: si piazza davanti a Dio per intercedere in favore di quelli stessi che lo hanno appena tradito, e propone di essere cancellato dal libro se non li si perdona. Da qui la frase di Esodo 33: Dio gli parlava «a faccia a faccia, come un uomo parla col proprio amico».
Nella terra promessa non entrò. Per aver percosso la roccia invece di parlarle, a Meriba, si sente dire che la vedrà senza metterci piede. Morì sul monte Nebo guardando la valle del Giordano, e nessuno sa dov’è la sua tomba. Il Deuteronomio chiude la sua biografia con una riga che non serve per nessun altro: non è più sorto in Israele un profeta simile a lui.
Momenti chiave
- Esodo 2 — La cesta sul Nilo, il palazzo e la fuga in Madian.
- Esodo 3 — Il pruno ardente e il nome: «Io sono quegli che sono».
- Esodo 7–12 — Le dieci piaghe e la prima Pasqua.
- Esodo 14 — Il mare aperto e l’ultima notte della schiavitù.
- Esodo 20 — I Dieci Comandamenti al Sinai.
- Esodo 32 — Il vitello d’oro, le tavole spezzate e l’intercessione per il popolo.
- Numeri 20 — La roccia di Meriba: il colpo che gli costa l’ingresso.
- Deuteronomio 34 — La vista dal Nebo e una tomba che nessuno ha trovato.
Che cosa insegna
Mosè smonta l’idea che a Dio si risponda sì al primo colpo. Discute, obietta, chiede prove e gli dice due volte che ha sbagliato uomo. Niente di tutto questo gli toglie autorità nel racconto; al contrario, la conversazione è il legame. La Bibbia riserva il suo elogio più grande non al suo coraggio ma alla sua mansuetudine, e alle volte in cui si è messo fra il castigo e il popolo.
Insegna anche qualcosa di scomodo: chi porta gli altri alla meta può restarne fuori. Quarant’anni di deserto per vedere il paese da una montagna. Il testo non lo addolcisce e non lo spiega del tutto; parte della sua forza sta lì.
Passi da leggere
I testi citati sono quelli della Bibbia Riveduta 1927, di pubblico dominio. Tocca un riferimento per aprire il capitolo intero.
- Esodo 3:14
Iddio disse a Mosè: “Io sono quegli che sono”. Poi disse: “Dirai così ai figliuoli d’Israele: L’Io sono m’ha mandato da voi”.
- Esodo 14:13
E Mosè disse al popolo: “Non temete, state fermi, e mirate la liberazione che l’Eterno compirà oggi per voi; poiché gli Egiziani che avete veduti quest’oggi, non li vedrete mai più in perpetuo.
- Esodo 20:2-3
“Io sono l’Eterno, l’Iddio tuo, che ti ho tratto dal paese d’Egitto, dalla casa di servitù. Non avere altri dii nel mio cospetto.
- Esodo 33:11
Or l’Eterno parlava con Mosè faccia a faccia, come un uomo parla col proprio amico; poi Mosè tornava al campo; ma Giosuè, figliuolo di Nun, suo giovane ministro, non si dipartiva dalla tenda.
- Numeri 12:3
Or Mosè era un uomo molto mansueto, più d’ogni altro uomo sulla faccia della terra.
- Deuteronomio 34:10
Non è mai più sorto in Israele un profeta simile a Mosè, col quale l’Eterno abbia trattato faccia a faccia.
Leggili al loro posto
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